Cilla per Haiti
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A che punto siamo


In questa sezione vogliamo raccontare a che punto sono i lavori di ricostruzione ad Haiti, i disagi della gente, il lavoro della Fondazione Francesca Rava, la raccolta fondi e quanti bimbi hanno ripreso a camminare, giocare, andare a scuola e sorridere.

Il primo contributo è una E Mail di Mariavittoria Rava, fondatrice e presidente della Fondazione, che ci racconta cosa sta succedendo ad Haiti a sei mesi circa dal terremoto.

 

E MAIL di Mariavittoria Rava in data 27 giugno 2010 su aggiornamento situazione ad Haiti

HAITI  era già un paese del quarto mondo prima del 12 gennaio. Il terremoto ha evidenziato e peggiorato l'emergenza umanitaria già esistente. Oggi a quasi 6 mesi dal terremoto NULLA è cambiato. 500.000 persone vivono sotto le tende. Mancano cibo, acqua, igiene, case. Manca il lavoro (70% delle persone non ce l’ha, 1 bambino su 2 non va a scuola). Assistenza sanitaria insufficiente (1 bambino su 3 muore prima dei 5 anni per le conseguenze della malnutrizione e per malattie curabili).
FAME E SETE  (soccorsi internazionali finiti – supermercati meno forniti)
CONDIZIONI IGIENICO SANITARIE GRAVI – tornata la difterite e altre malattie debellate o curabili altrove, con altissimi tassi di mortalità.                                                                                                                    
AFFOLLAMENTO- stanno tornando in città gli sfollati delle prime settimane quindi tendopoli sempre più gremite.                          
NESSUNA SOLUZIONE  A BREVE: il governo ha posto forti limiti alla ricostruzione per cui la situazione si protrarrà per molti mesi.

INTERVENTO FONDAZIONE FRANCESCA RAVA IN HAITI:

PRIMA DEL TERREMOTO:

La Fondazione sostiene il lavoro di NPH in Haiti presente sull’isola da 22 anni sotto la guida di Padre Rick Frechette. Abbiamo realizzato l'ospedale pediatrico Saint Damien (unico sull’isola e il più grande dei Caraibi) dove vengono assistiti 25.000 bambini l'anno, sosteniamo 600 bimbi nella casa orfanotrofio di Kenscoff (350 residenti, 250 delle comunità circostanti che così hanno un pasto caldo al giorno e frequentano la Scuola), 7000 bambini nelle scuole di strada negli slums della capitale, 150 bimbi disabili nel Centro di Riabilitazione Casa dei Piccoli Angeli, seguiamo le mamme per ridurre il tasso di mortalità materna e infantile con i programmi di Maternità sicura, creiamo posti di lavoro e insegniamo un mestiere e ad autosostenersi a Francisville la città dei mestieri, dove produciamo pane, mattoni, e entro l’estate anche la pasta, ripariamo le auto e le cliniche mediche mobili, i camion cisterna per la distribuzione dell'acqua.


DALL' EMERGENZA TERREMOTO :

40 volontari in sede a Milano hanno lavorato giorno e notte e weekend dal terremoto per tre mesi sino alle 4 di notte. (Anche prestati da aziende amiche come Accenture, Microsoft, kpmg, Mediolanum, Ventaglio) per logistica, invio aiuti e medici.
Donati 7 camion per trasporto acqua provviste e medicine da Repubblica Dominicana ad Haiti.
Riparazioni:   Quasi terminata la ricostruzione dei muri di cinta dell’ ospedale , Casa Angeli e Francisville e le riparazioni dei danni del terremoto.
Assistenza sanitaria:
• 10.000 pazienti assistiti presso l’ospedale N.P.H Saint Damien soltanto nelle prime 3 settimane, nei primi giorni di emergenza, 700 tra adulti e bambini al giorno con pronto soccorso, radiologia e 2 sale operatorie attive 24 h con equipe di chirurghi ortopedici e pediatri dall’Italia.
• Aperto d’urgenza nuovo reparto maternità e neonatologia per il quale continuiamo a inviare medici e attrezzature.
• 150 medici e infermieri inviati dall’Italia volontari della Fondazione ad oggi e 50 volontari (meccanici, elettricisti, panettieri, cuochi, etc).
Programma di riabilitazione bambini amputati:
Oltre 4000 sono gli amputati a causa di ferite e traumi e cancrene per I ritardi nei soccorsi.
A meta febbraio la Fondazione ha mandato il primo team di tecnici ortopedici e fisioterapisti, con un meccanico - Paolo Basso - e un elettricista, fresa, forno, resine e attrezzi, per installare una vera e propria officina ortopedica all’ interno della già esistente Casa dei Piccoli Angeli, per accogliere gli amputati, visitarli, trattare I monconi, prendere I calchi, applicare le protesi, riabilitare con fisioterapia e follow up ferite (grazie a molte donazioni di italiani incluso l’ ordine dei commercialisti di Milano).
Nell’ officina delle protesi 120 bambini amputati hanno ricominciato a camminare con l’applicazione di protesi presso la Casa dei Piccoli Angeli (programma ancora in corso). Dall’Italia tuttora organizziamo invio a turno di tecnici ortopedici per applicare le protesi.
Stiamo inviando in questi giorni una macchina per fabbricare le protesi in loco e insegnare ai ragazzi locali a farlo rendendosi autonomi poichè per anni il programma dovrà rimanere aperto per sostituire le protesi consumate o diventate piccole per crescita bimbi.
Macchina donata da Parma per Haiti. Ora giù ingegneri italiani volontari per progetto nuova ala Casa dei Piccoli Angeli per ospitare questo programma che sta crescendo e toglie spazio al programma preesistente per I bambini disabili neurologici e down. Anche questo programma è sostenuto dall’Italia.
Soccorso diretto negli slums e tendopoli:
• 5 cliniche mobili negli slums per 3 mesi per l’assistenza dai 100 ai 180 pazienti al giorno. Cliniche di strada per la maternità sicura e assistenza pediatrica a Wharf Jeremie, Citee Soleil e altri quartieri disagiati.  
Fame e sete:
10.000 litri d’acqua distribuiti ogni giorno con 2 watertrucks e distribuzione di tonnellate di riso, olio, fagioli.
Grazie a Danone raggiunto già un milione di piatti di riso.
Emergenza bambini abbandonati vittime del terremoto e orfani: 
Programmi di assistenza immediata (cibo, acqua, cure mediche, scuola) e team di assistenti sociali per il censimento degli orfani, e ricongiungimento alle famiglie disperse durante la tragedia.

EMERGENZA BAMBINI DELLE TENDOPOLI: programma DAY CAMP ANGELS OF LIGHT ANGELI DI LUCE:

Assistenza:
Oltre un milione e mezzo di persone a Port au Prince vivono in tendopoli, senza cibo acqua e assistenza medica. Oltre all’assistenza medica con le cliniche mobili, e alla distribuzione di cibo e acqua potabile con i “watertruck” (di cui uno donato da Fondazione Mediolanum) N.P.H. con il programma Angels of light assiste oltre 2.100 bambini al giorno con “Day Camp”, per sfamarli, dare assistenza medica, una doccia al giorno e vestiti puliti, scuola e contemporanea attività di censimento, in centri di accoglienza diurni che servono i bambini di 17 comunità ('Deye Anbassad, Marassa 14, Carrefour Aeroport, Pernier, Meyotte, Cite Soleil, Boukan Lapli, Delmas 2, Delmas 64, Delmas 48, Rue Capois, Delmas 103, Place Boyer, Delmas 33, Tabarre 27, citee Soleil st patrick, wharf Jeremie) offrendo loro un ambiente pulito, colazione e pranzo con 4.000 panini dalla panetteria di Francisville, giochi e prime attività scolastiche. Uno di questi Day Camp è allestito con tende dietro l’Ospedale Saint Damien che accoglie i bambini provenienti da 3 comunità vicine. Il programma Angels of light è realizzato grazie ad un team di 30 ragazzi cresciuti nell’orfanotrofio N.P.H. (“Hermanos Mayores”) e di ex ragazzi di strada, per un totale di 109 adulti in staff. I bambini vengono portati di giorno ai day camp e riportati di sera alle famiglie che dormono in tende in condizioni di totale mancanza di igiene.
Attivo anche aiuto simile a Leogane per 50 bimbi sopravvissuti dal crollo del loro orfanotrofio.
Per i bambini senza genitori, N.P.H. Haiti sta collaborando con gli assistenti sociali per stabilire la loro identità e chi è davvero senza famiglia. Poichè molte scuole della città sono andate distrutte e molti bambini non possono frequentarle, nell’ambito dei Day Camp N.P.H. sta intensificando l’attività scolastica.
Il programma adozioni a distanza aiuta anche questi bambini.

PROGRAMMA PER GLI ORFANI ACCERTATI O SENZA FAMIGLIA:

Babies House St Anne: accanto all’ospedale N.P.H. Saint Damien è stata affittata una casa che ospita attualmente 21 bambini rimasti soli o in disperato bisogno di un luogo sicuro e protetto in cui vivere.

• Casa Orfanotrofio N.P.H. a Kenscoff: grazie ai lavori di ristrutturazione in corso sarà possibile a breve accogliere 60 nuovi bambini.

• Foyer Saint Louis: in attesa della costruzione del nuovo orfanotrofio, sul terreno nelle vicinanze dell’Ospedale acquistato a questo scopo, è in allestimento un centro di accoglienza per 300/350 bambini che sono stati individuati nell’ambito del programma Angels of light come orfani o comunque in gravi situazioni di abbandono o difficoltà. Sono iniziati lunedì scorso i lavori preparatori del terreno grazie anche all’aiuto del contingente di 130 carabinieri italiani che hanno fatto campo base presso le UN di fianco al St Damien. Da lunedì 21 giugno sono al lavoro al fianco di padre Rick per spianare il terreno e forniranno ghiaia e sabbia per base, e forse anche container per temporanea recinzione. Hanno una trivella per pozzi e scaveranno due pozzi: uno per l’ orfanotrofio nuovo e uno per I programmi St Luc di distribuzione di acqua. Su questo terreno appena livellato, saranno montate tende e prefabbricati per immediata accoglienza. Unicredit ha fatto una raccolta per il primo grande mattone di questo urgente progetto post terremoto.

LAVORO E ISTRUZIONE:

Scuole di strada:
18 scuole di strada per oltre 7000 bimbi danneggiate o distrutte. Ripartite all’ aperto le scuole di strada per circa 3.000 bambini, aperte fino fine luglio (istruzione, un pasto sicuro ogni giorno, protezione).
Due ingegneri italiani appena concluso sopralluogo di tutti I terreni ove padre Rick vuole ricostruirle.
Noi dall’Italia impegno e sforzi per aiutare padre Rick a rimetterle in piedi per inizio ottobre. (Aiuto da fondazione Mediolanum e Rotary e privati per una parte delle scuole, per le altre stiamo ancora cercando aiuto).
Francisville – città dei mestieri:
(Autosostenibilità, scuola dei mestieri per dare un futuro ai bambini che escono da scuole di strada e aiuto immediato attraverso la produzione di beni essenziali come pane).
Ha fatto da campo base per protezione civile, magazzino per tutte le provviste e medicine, sin dal 13 gennaio 10 000 panini giorno, e riparazioni in officina. Anche produzione di semplici carpenterie metalliche per riparazioni varie. Arrivata seconda macchina block maker con lo stampo per fare mattonelle per pavimentare le strade.
Avviata la costruzione del magazzino.
In questi giorni tecnici italiani per montare e far partire il pastificio al più presto, rimasto bloccato dal terremoto; fabbrica dei mattoni lavora alacremente per la ricostruzione.

NUOVI PROGETTI IN CORSO:

Padre Rick sta realizzando ospedale per famiglie (Family Surgery Centre) dietro il Saint Damien vicino Casa dei Piccoli Angeli, costruito con container riciclati.

Acquistata casa a Petionville anche questa con donazioni italiane per nuovo centro per bambini disabili a sostituzione urgente di quello distrutto completamente dal terremoto in centro città. Vigili del fuoco italiani hanno fatto un sopralluogo e ora stiamo iniziando lavori di sistemazione e adattamento (grazie a Fiat).

Costruzione nuova casa accoglienza per bambini orfani o in gravi situazioni familiari a Tabarre.

La formula della panetteria di Francisville, che ha quasi raggiunto grazie a contratti di vendita, l’autosostenibilità, sarà replicata nel paese con un catena di piccole panetterie.

Immediato aiuto protezione civile, comune di Milano, regione Lombardia, privati e aziende. Andrea Bocelli, in prima linea nei giorni del terremoto, organizzerà per il 30 Settembre un concerto in Duomo per trovare fondi necessari per costruire un nuovo orfanotrofio (media partner Corriere della Sera !). Lavoreremo tutta l’estate: dobbiamo vendere quasi 4000 biglietti aiutoooo!!!




Un altro contributo molto commovente dal primo ingegnere, Marco, che ad Haiti si è occupato di protesi: 

Haiti: Diario della Rinascita

 

E’ domenica 14 febbraio 2010: sono con i miei bambini e mia moglie e sto andando a Pordenone per vedere i carri mascherati, squilla il cellulare e mi dico: “Che strano, chi mi chiama di domenica?” Mi sento dire: “Buon giorno, ingegnere, sono Maria Vittoria Rava. So che posso sembrare folle con queste mie parole, ma abbiamo bisogno di lei ad Haiti per costruire protesi. E’ disposto a partire per costruire un laboratorio e iniziare la produzione? Il suo aereo è martedì.” Io rimango sgomento, rispondo subito “sì”, ma dico che martedì non posso partire perché devo organizzare con i miei pazienti amputati, poi devo reperire il materiale e per martedì non riesco, ma il lunedì successivo sarò pronto per la partenza.

Vado dal mio amico Silvio Dalle Vedove, un terapista dell’Ass 6 di Pordenone, un uomo con anni di esperienza di missione in Africa, e gli chiedo di venire con me. Lui pensa un po’ e mi dice: “me lo sentivo che sarei andato ad Haiti” e mi dà la sua disponibilità a partire.

Quel “sì” ha cambiato la mia vita per sempre: sono spaventato, di Haiti non avevo mai sentito parlare, solo dai telegiornali per il devastante terremoto. “E adesso che faccio?” mi ripetevo incessantemente, quella notte non ho dormito, avevo in mente solo le immagini di distruzione e di morte che mi sfilavano nella mente.

E’ lunedì 15, comincio a organizzarmi, sempre spaventato ma molto determinato, comincio a telefonare freneticamente ai miei fornitori, anche loro increduli sull’impresa titanica da portare a termine, ma ci credono anche loro e si fanno in quattro per fornire tutte le macchine e i materiali di cui il laboratorio ha bisogno. Dopo decine di telefonate tra me, la Fondazione Rava e i fornitori, un lavoro estenuante, in 4 giorni lavorativi la Fondazione ha il container pronto per la spedizione.

In quella settimana vedo i miei due bambini preoccupati per il viaggio del papà. Francesco, il più grande, mi dice: “Papà, vengo anche io ad Haiti, anche io so costruire le gambe”; lo abbraccio forte, quasi piangendo, e gli dico: “Guarda che il papà torna presto, non ti preoccupare”.

È arrivato il fatidico giorno: lunedì 22 Silvio ed io partiamo da Fiume Veneto per Malpensa, un viaggio che ci è sembrato breve, in quanto abbiamo sempre parlato di cosa ci sarebbe aspettato. Arriviamo al terminal, siamo i primi, alla spicciolata arrivano tutti gli altri, Paolo, Ettore, Maria Vittoria, Emma; finalmente le voci sentite tante volte al telefono prendono anche un volto, cominciamo a fare conoscenza e la tensione si allenta con il passare del tempo.

Dopo un volo di 10 ore, saliamo subito sul pulmino che ci porta all’orfanotrofio NPH della Repubblica Domenicana; dopo aver mangiato e aver visto uno spettacolino teatrale, ci rimettiamo in viaggio, questa volta con destinazione Haiti. E’ notte e fa terribilmente caldo, siamo tutti stanchi e tesi, dormiamo a tratti svegliati da qualche salto per le buche sulla strada. Alle 4 di notte sentiamo dei cellulari squillare: c’è stata un’altra scossa di terremoto piuttosto forte, la paura in alcuni di noi si dipinge negli occhi.

Alle 7 di mattina siamo alla frontiera, passiamo abbastanza in fretta, il paesaggio dalla Repubblica Domenica ad Haiti cambia man mano che ci avviciniamo a Port au Prince: sempre più povertà, sempre più case distrutte. Dopo circa 2 ore ci siamo: si aprono i cancelli del famoso ospedale St. Damien.

Scendo dal pulmino, mi manca il fiato per qualche istante: di fronte a me una distesa di persone nei giardini dell’ospedale. Mi dicono che sono scappati dalle mura dell’ospedale dopo la scossa della mattina presto. Vedo i loro occhi impauriti, subito mi concentro e cerco gli amputati; in un colpo d’occhio ne conto almeno 10, ma, osservando meglio, vedo che sono molti di più. Ho solo il tempo di bere un caffè e poi mi portano alla Casa dei Piccoli Angeli dove dovrà sorgere il laboratorio.

In pochi istanti vedo il possibile layout e poi cominciamo a scaricare e ad organizzare il magazzino delle materie prime. Io, Paolo, Silvio ed Ettore cominciamo a fare tutti gli allacciamenti elettrici ai vari generatori del complesso dell’ospedale e, dopo circa 14 ore di lavoro no-stop, ci siamo: diamo l’annuncio che siamo pronti a produrre!

Durante l’allestimento mi sento addosso gli occhi dei giornalisti stranieri e degli haitiani stessi. Vedendomi in questa situazione, Norma, la terapista del Centro di Riabilitazione, mi dice: “Guarda che sei il primo”. Io dico: “Il primo che?”. E lei risponde: “Il primo protesista che arriva in Haiti dopo il terremoto”. Mi tremano le gambe: che primato mi spetta, spero di essere all’altezza.

Passano poche decine di minuti dall’allestimento del laboratorio e comincia una processione di mamme con i propri angioletti mutilati. Vedo bambini come Raffaele, il mio figlio più piccolo di neanche 3 anni, chi senza una gamba chi senza tutte e due le braccia e tutte le combinazioni possibili di amputazioni tra arto superiore e arto inferiore. Quel momento è indescrivibile, mi viene un nodo alla gola ma resisto e con Silvio comincio il lavoro. Dividiamo chi deve essere protesizzato, cioè quelli con le ferite chiuse, dagli altri che hanno ancora le ferite aperte e infette. Mentre io prendo le misure, Silvio e Norma curano le ferite: quegli odori mi rimarrano nel naso ancora per settimane dopo il mio ritorno. A tarda sera le prime due protesi sono pronte per essere applicate. Decidiamo di andare a riposare, ma chiaramente non riesco a dormire; vado sul terrazzo della Casa dei Piccoli Angeli per bere un caffè e fumare una sigaretta e scoppio a piangere: è un pianto profondo ma liberatorio, penso ai miei bimbi e piango più amaramente; in quei momenti ho giurato a me stesso che mi sarei preso cura di quei bambini come fossero figli miei.

La mattina siamo in piedi alle 5.30 pronti per riprendere il lavoro. Alle 8 precise arriva Nielle, una bambina di 11 anni amputata di tibia; all’inizio è stranamente euforica, ma quando mi giro verso di lei con la protesi, dopo un attimo di silenzio la bambina comincia a urlare disperata e mi dice: “ Ma dov’è la mia gamba?!”. Io non capisco e chiedo alla mamma, la quale, sconsolata, mi dice: “Nielle pensava che le riattaccassi la sua gamba, quella che è rimasta sotto le macerie”. Non mi sono mai sentito così male in vita mia! La mamma interviene e, imponendole le mani sulla testa, comincia a pregare dicendo: “Dieu nous accorde la force de supporter cette fois, parce que c'est la vie” e ripeteva sempre “c’est la vie”.

Quelle parole mi facevano soffocare, mi sentivo impotente. Comunque sono servite, perché Nielle ha messo la protesi e ha cominciato a camminare. Non nego che anche lì ho pianto, un pianto di gioia: finalmente tutte le nostre fatiche si concretizzavano.

I giorni seguenti sono stati pesanti. Per ogni bambino che mi veniva presentato mi raccontavano la sua storia e tutte le storie si assomigliavano terribilmente: famiglie sterminate, decine di giorni sotto le macerie, magari sotto al cadavere di un genitore o di un fratello. Veronica, una bambina di 3 anni, ha perso 8 dei 10 componenti della sua famiglia, le resta il papà al quale rimane avvinghiata finché non fa confidenza con me; la sua è la storia peggiore che abbia mai sentito: è rimasta 25 giorni sotto le macerie, ha visto sua sorella morirle sopra, il muro ha spinto il capo della sorella contro il suo e i denti di quel piccolo cadavere le hanno procurato una cicatrice scura a forma di elissoide, un segno che porterà per tanto tempo e che le farà ricordare quell’incubo. Nonostante quell’esperienza e l’amputazione a livello della coscia sinistra, la bimba ha un sorriso bellissimo, mi guarda con due occhi curiosi e rimane attenta a tutto ciò che faccio. Le applico la protesi, lei prova a stare in equilibrio e, aiutata dalla terapista Norma, esce dal laboratorio; poi si ferma, si gira verso di me e in italiano mi dice: “Grazie Marco!” Altro nodo alla gola, che mi prende anche in questo momento mentre scrivo questi ricordi.

In quei giorni si presentano al laboratorio tanti haitiani per dare una mano; tra questi un ragazzotto intraprendente che, senza battere ciglio, si mette ad aiutarmi; è bravo, mi piace e lo tengo con me, si chiama James. James oggi dirige il laboratorio in assenza di volontari italiani e, poco alla volta, sta imparando a costruire protesi per i suoi connazionali. Ad oggi si è anche aggiunta anche una ragazza di nome Nadeche e un ragazzo di nome Daniel, insomma l’attività ha cominciato a vivere di vita propria.

Dopo 10 giorni la missione finisce e torno in Italia. Da allora non ho mai smesso di lavorare per la Fondazione Rava, lo faccio per i miei “figli”, ai quali ho giurato aiuto. Dopo di me si sono alternati altri tecnici Italiani, persone straordinarie che, con la loro passione, hanno portato speranza in quella terra tanto martoriata.

In maggio sono ritornato ad Haiti e ho ritrovato i bambini ai quali avevo fatto le protesi: erano nella nuova zona dell’ospedale, dove si fa riabilitazione, e stavano camminando.

La situazione da febbraio è davvero cambiata: i problemi rimangono molti, ma un piccolo germoglio di speranza è nato. Grazie all’aiuto di tanti italiani di buon cuore, oggi quel laboratorio offre protesi con standard europei, la modulistica usata è specificamente pediatrica e di qualità altissima.

In ottobre ritornerò al St. Damien per installare altri macchinari donati alla Fondazione Rava, specifici per aumentare la produzione e mettere in piedi più persone possibili. Nel viaggio di ritorno porterò con me James, il quale starà in Italia diversi mesi per perfezionare la sua tecnica; verrà istruito proprio da alcuni tecnici che sono stati ad Haiti e che lo terranno “a bottega” per aiutarlo ad aiutare la sua gente.

Alla Fondazione Rava va il mio grazie perché mi ha permesso di far parte di questa magnifica storia.

 

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Cilla per Haiti - 2010