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La Storia di Haiti
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Gli spagnoli ridussero in schiavitù gli indigeni e poi iniziarono a deportare schiavi africani impiegandoli soprattutto nella ricerca di oro. All’inizio del sedicesimo secolo, tuttavia l’interesse spagnolo per l’isola diminuì quando trovarono immense riserve d’oro e argento in Messico e in Perù. L'indipendenza Sull'onda della Rivoluzione Francese, le gens de couleur cominciarono a fare pressione sul governo coloniale per ottenere maggiori diritti. Il 22 agosto del 1791 iniziò la rivolta degli schiavi che si diffuse rapidamente sotto il comando di Toussaint L'Ouverture, considerato oggi uno dei padri della nazione. Le forze di Toussaint ebbero la meglio sull'esercito coloniale francese, ma in seguito all’emanazione di un decreto del governo rivoluzionario francese che aboliva la schiavitù e di fronte alla minaccia di invasione inglese e spagnola i ribelli di Toussaint e l’esercito coloniale francese nel 1794 si allearono. La cooperazione tra i due schieramenti ebbe però ebbe termine nel 1802, quando Napoleone Bonaparte spedì un nuovo esercito al fine di riottenere il controllo dell'isola in quanto gli isolani temevano la reintroduzione della schiavitù. Tradito e catturato, Toussaint morì in una prigione francese. Jean-Jacques Dessalines e Henri Christophe, a capo di altri schieramenti in lotta, continuarono a combattere, mentre le truppe napoleoniche furono bloccate da una epidemia di febbre gialla scoppiata sull'isola. Il 18 novembre 1803 l'esercito di Dessalines sbaragliò i francesi nella Battaglia di Vertières. Il 1 gennaio 1804 l'ormai ex colonia dichiarò la sua indipendenza, divenendo così il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, del continente americano a dichiararsi indipendente: Dessalines ne divenne il primo presidente. Saint-Domingue venne dunque ribattezzata Haiti in ossequio alla popolazione degli arauachi, i quali chiamavano l'isola Ayiti. La neonata repubblica supportò la causa abolizionista nelle colonie americane ovunque fosse possibile. Le potenze coloniali reagirono isolando Haiti attraverso una sorta di cordone sanitario che doveva servire ad evitare il propagarsi delle rivolte degli schiavi. La Chiesa cattolica ritirò i suoi sacerdoti da Haiti e non vi inviò altri religiosi sino al 1860. La Francia stessa si rifiutò di riconoscere l'indipendenza della sua colonia fino a che quest'ultima non pagò 150 milioni di franchi per compensare le perdite dei proprietari terrieri francesi in seguito alla successiva rivoluzione del 1833. Il pagamento di questa indennità mise però in difficoltà il governo haitiano, rappresentando un duro colpo per l'economia isolana. Nel 1806 Dessalines fu assassinato durante una lotta di potere con i suoi rivali politici. Haiti venne divisa in due stati: a sud una repubblica fondata dal Alexandre Pétion, a nord un regno sotto il dominio di Henri Christophe. Nel 1820 i generali di Christophe cominciarono a tramare contro il loro capo mentre la guarnigione militare presso Saint Marc si ammutinò. In seguito a questo Christophe, malato e solo, si suicidò. Con la morte di Christophe la nazione venne riunificata con il nome di Repubblica di Haiti, sotto la guida di Jean-Pierre Boyer, successore di Petion. Boyer invase poi la colonia spagnola di Santo Domingo, riunificando così l'isola di Hispaniola: Santo Domingo rimase sotto il dominio haitiano fino al 1844, quando ottenne l'indipendenza con il nome di Repubblica Dominicana. L'occupazione statunitense Nel corso del XIX secolo, il paese fu guidato da una serie di presidenti, la maggioranza dei quali rimase in carica solo per un breve periodo. Nel frattempo, l'economia finiva col venire sempre di più controllata dalle potenze straniere (la Germania in particolare). Preoccupati dall'influenza tedesca e dall'impiccagione del presidente Guillaume Sam per mano della folla inferocita, gli Stati Uniti decisero di intervenire occupando Haiti nel 1915. Gli statunitensi imposero una costituzione (scritta dal futuro presidente americano Franklin Delano Roosevelt) e introdussero il vecchio sistema delle corvée, applicato a tutta la popolazione (mentre, in passato, esso gravava solo sulla maggioranza nera). L'occupazione ebbe effetti durevoli nel tempo: per volere degli statunitensi vennero costruiti ospedali, scuole e strade e fu lanciata una campagna che cancellò la febbre gialla dall'isola. L'occupazione tuttavia determinò un forte processo di centralizzazione del potere politico ed economico dalle province alla capitale: ne derivò la distruzione del tessuto socio-economico delle campagne, con un conseguente esodo verso la capitale. Posti di fronte a questa situazione, alcuni ribelli, detti Cacos, diedero vita ad una lunga guerriglia. Il governo haitiano controllato dagli Stati Uniti reagì creando una Guardia Nazionale, divenuta nei decenni successivi l'Armée d'Haiti, la quale si macchiò di molte atrocità perpetrate ai danni della popolazione civile. L'occupazione statunitense terminò nel 1934. Il periodo dei Duvaliers Gli U.S.A. lasciarono Haiti nelle mani della minoranza mulatta. Nel 1946, Dumarsais Estimé divenne il primo presidente di colore. I suoi sforzi di riforma non fecero altro che aumentare lo stato di caos in cui versava il paese e, quando nel 1950 tentò di prolungare il suo mandato oltre la durata legale, si verificò un colpo di stato, con la successiva creazione di un Consiglio Militare di Governo guidato da Paul Magloire. Nel 1957, il dottor François Duvalier ("Papa Doc") giunse al potere in seguito alle prime elezioni a suffragio universale tenute ad Haiti (molti, però, ritengono che l'esito del voto fu manipolato dall'esercito). Nel 1964, Duvalier si autodichiarò presidente a vita: per anni egli mantenne il controllo sulla popolazione attraverso la sua polizia segreta. Tale organizzazione fu più volte criticata a livello internazionale per i metodi violenti con cui venivano trattati gli avversari politici, veri o presunti tali. Alla sua morte (1971) a Duvalier padre successe il figlio diciannovenne Jean-Claude Duvalier (soprannominato "Baby Doc") in qualità di nuovo presidente a vita. Il regime di Duvalier figlio divenne noto per la sua corruzione e fu deposto nel 1986, aprendo così un nuovo periodo di agitazioni. Il movimento cattolico pro-democratico La fine del regime di Duvalier figlio cominciò grazie ad un movimento popolare, promosso dalla Chiesa locale e rafforzato dalla visita di papa Giovanni Paolo II nel 1983 il quale, prima di salire sull'aereo, pronunciò un discorso dai toni accesi che concluse con un'esclamazione molto decisa ("Le cose devono cambiare qui!"). Nel 1984, rivolte contro il governo si diffusero in tutta la nazione, mentre la Conferenza episcopale di Haiti varò un programma di alfabetizzazione volto a preparare il popolo haitiano ad una più consapevole partecipazione al processo elettorale. L'epoca di Aristide Nel 1991, il leader carismatico Jean-Bertrand Aristide venne eletto presidente ma fu deposto da un colpo di stato dopo poco tempo. Seguirono tre anni segnati dal brutale controllo di una giunta militare. Nel 1994, l'intervento statunitense riportò Aristide al potere: uno dei suoi primi atti fu lo scioglimento dell'esercito, decisione che incontrò un forte favore presso il popolo. Nel 1996 ad Aristide successe il suo alleato nonché ex-primo ministro René Préval. È da segnalare che, mentre Aristide fu il primo presidente democraticamente eletto nella storia haitiana, Préval fu invece il primo a portare a compimento il suo mandato senza interruzione e, soprattutto, il primo a lasciare di sua volontà il suo incarico una volta scaduto il termine. I loro predecessori, infatti, morirono durante il mandato, oppure vennero assassinati, deposti, imposti da una potenza straniera o, ancora, portati a prolungare il loro incarico oltre la durata legale del mandato. Aristide tornò al potere nel 2001, dopo un voto che fu boicottato da molti suoi rivali, i quali accusarono il suo partito di aver falsato i voti di una precedente elezione del senato. Aristide negò le imputazioni e a sua volta accusò i suoi avversari di essere sottomessi all'influenza americana e di aver tramato alle sue spalle. Nel 2004, a seguito di una rivolta popolare che ha causato disordini e violenza, il governo di Aristide fu deposto da un gruppo di ribelli armati, guidati da bande urbane precedentemente al servizio del partito presidenziale e da ex-soldati. Molti membri del governo deposto cercarono rifugio all'estero o preferirono nascondersi, mentre, ancora una volta, gli Stati Uniti intervennero facendo sbarcare i marines a Port-au-Prince. Dopo la fuga di Aristide, Boniface Alexandre, giudice capo della Corte Suprema, fu nominato presidente da un consiglio, con l'appoggio di Stati Uniti, Canada e Francia. Dopo la destituzione del presidente Jean-Bertrand Aristide si rese necessario l’invio di una missione di peacekeeping dell'ONU, (MINUSTAH dal francese Missions des Nationes Unies pour Stabilisation en Haïti), per garantire al paese una transizione democratica col compito di aiutare il governo di transizione nazionale a mantenere l'ordine e la legge, garantire libere e democratiche elezioni, e proteggere il personale delle Nazioni Unite impegnato in progetti umanitari. Le nuove elezioni del febbraio 2006 hanno portato René Préval ad essere rieletto presidente, pur tra molte proteste ed accuse di broglio da parte dei suoi avversari. Il terremoto del 2010 L'isola, colpita nell'estate 2004 dall'uragano Jeanne, vive in uno stato di emergenza umanitaria. Attualmente è in corso una missione internazionale di aiuto sotto l'egida dell'ONU, che vede la presenza di un contingente guidato dal Brasile. Il 12 gennaio 2010, alle ore 16:53 ora locale, un violento terremoto di magnitudo 7,3 Mw, seguito da numerose repliche di intensità superiore a 5,0 Mw, ha colpito l'entroterra di Haiti in prossimità della capitale Port-au-Prince. Il terremoto ha provocato 200 000 vittime e più di 300 000 feriti dei quali molti sono rimasti amputati. Molti edifici della capitale, compresi i quattro ospedali cittadini, il Palazzo presidenziale e la sede del parlamento (Assemblea Nazionale di Haiti), la cattedrale, il quartiere generale della missione ONU di peacekeeping MINUSTAH, sono andati distrutti o gravemente danneggiati. 101 su 160 dipendenti ONU hanno perso la vita. Economia Haiti è il paese meno sviluppato dell'emisfero settentrionale e uno dei più poveri al mondo. Gli indicatori economici e sociali mostrano come Haiti, a partire dagli anni '80, abbia accumulato il divario rispetto ad altri paesi in via di sviluppo con livelli di reddito molto bassi. Quasi il 70% degli haitiani è impiegato nel settore agricolo. L'industria riveste un ruolo assolutamente marginale mentre i servizi, il turismo in particolare copre il restante 40% circa dell'economia del paese. Haiti ha conosciuto nello scorso decennio una piccola crescita dei posti di lavoro, mentre, attualmente, si assiste ad un aumento dell'economia sommersa. Durante le amministrazioni Aristide (secondo periodo) e Alexandre-Latortue, le difficoltà riscontrate nel raggiungere accordi con i finanziatori internazionali hanno negato ad Haiti gli aiuti di cui il paese aveva fortemente bisogno. Un altro ostacolo allo sviluppo economico è rappresentato dalla dilagante violenza che, negli ultimi 20 anni, ha tormentato la vita politica e sociale di Haiti. Sebbene vi fosse una situazione di relativa stabilità sotto i governi del Fanmi Lavalas, ciò non è bastato per convincere gli investitori stranieri ad impiegare il loro capitale nel paese. Dopo una recessione culminata nel 2004 si è verificata una lenta ripresa interrottasi però nel 2008 a seguito dei pesanti scontri di piazza, limitando così la crescita all'1,3%. Nel 2009 la crescita era invece prevista di circa il 2%. Questa performance positiva dell’economia haitiana è continuata anche nel primo trimestre dell’anno fiscale 2010 (ottobre-dicembre 2009). Le proiezioni, in effetti, indicavano per il 2010 una previsione di crescita positiva del 3,6 per cento e un’inflazione annuale dell’8 per cento. Il sisma del 12 gennaio 2010 ha messo in pesante crisi tutto questo buon andamento complessivo, con danni gravissimi anche alle infrastrutture della capitale Port-au-Prince. Demografia Haiti ha circa nove milioni di abitanti. Malgrado una densità molto elevata (293 ab./km²), la distribuzione della popolazione è fortemente disomogenea: gran parte degli haitiani, infatti, vive nelle città, nelle pianure costiere e nelle valli. Circa il 95% degli abitanti è di origine africana. Il resto della popolazione è formato da mulatti e da sparuti gruppi di europei e levantini (vale a dire libanesi e siriani). Lingua Nonostante sia lingua ufficiale, il francese è parlato solo dal 10% della popolazione (specie dagli individui più colti): la quasi totalità degli haitiani si esprime invece attraverso il creolo haitiano l'altra lingua ufficiale, che risulta essere una sorta di evoluzione del francese, modificato nell'uso dagli schiavi africani. Sono inoltre conosciuti l'inglese e lo spagnolo, quest'ultimo per via della vicinanza geografica della Repubblica Dominicana e di Cuba, oltre che dei profondi legami, commerciali e non, fra questi paesi. Religione Il cattolicesimo è la religione di stato, professata dalla maggioranza della popolazione. Si stima, tuttavia, che il 20% degli haitiani sia protestante (varie denominazioni fra cui: l'Assemblea di Dio, la Convenzione Battista di Haiti, gli avventisti, la Chiesa di Dio, la Chiesa del Nazareno, gli episcopali, la Missione Evangelica Battista del Sud di Haiti). Molti haitiani praticano, spesso congiuntamente alla religione cristiana, il vodoun (meglio noto come vudù), derivante dalla commistione tra le religioni tradizionali africane e il cattolicesimo. |
